Giovanni Russo Spena
“Nei giorni scorsi Liberazione ha ampiamente analizzato le incostituzionalità del “legittimo impedimento” approvato l’altroieri dalla Camera (basti pensare all’articolo 3 della Costituzione sul rapporto fra uguaglianza e libertà). E’ sufficiente qui, con amarezza, ricordare che questo provvedimento segna l’intreccio, la connessione tra un uomo che si fa cucire dal Parlamento leggi come abiti su misura e il fondo di immoralità, furbizia che promana dalle viscere di quella parte del Paese che (non lo si dimentichi) accettò entusiasticamente le leggi razziali. E che oggi accetta anche le nuove leggi razziali. E’ passato alla Camera, peraltro, un provvedimento inedito per gravità, rapportato anche alle legislazioni straniere. Si pensi che è prevista l’”autocertificazione”: è il governo stesso, cioè, che attesta, con effetto vincolante per il giudice, che «l’impedimento è continuativo in relazione alle funzioni svolte». La strumentalità e la mancanza di tassatività nelle previsioni fa di questo provvedimento non un “legittimo impedimento”, ma una vera e propria “prerogativa” delle cariche ricoperte dai membri del governo, come giustamente scrive Vittorio Grevi. E’ evidente, quindi, che siamo clamorosamente in contrasto anche con i principi espressi dalla Corte Costituzionale nelle motivazioni della recente decisione che ha ritenuto incostituzionale il “lodo Alfano”. La Corte Costituzionale ha, infatti, esplicitamente scritto che, nel caso di impedimenti connessi ad alte cariche istituzionali, gli stessi devono valere «solo per lo stretto necessario» e «senza alcun meccanismo automatico e generale». E’ chiarissimo.
Ora, qui interviene un fatto politico importante: l’incontro che vi è stato fra il capo dello Stato e il ministro Alfano. Non sono di quelli che hanno mai tirato per la giacchetta il presidente della Repubblica; non è nella mia concezione del sistema costituzionale. Ma è il merito dell’incontro che non mi pare condivisibile. Il presidente Napolitano, a detta dei quotidiani, avrebbe ottenuto «rassicurazioni certe» che il disegno di legge Valentino sui pentiti non sarà fatto proprio dal governo: in cambio «il Guardasigilli guadagna il vialibera per lo scudo temporaneo per il suo premier». Non sono, ovviamente, in discussione le ottime intenzioni del Presidente; e nemmeno le sue funzioni di ricerca di equilibri istituzionali, di sobria opera di persuasione; né ritengo, da vecchio antiproibizionista, che la “riduzione del danno” sia un dato negativo.Ho, però, la sgradevole sensazione, che nello strano incontro, Alfano abbia giocato, per conto del governo, nella logica dello scambio e non della riduzione del danno: tu presidente non mi crei problemi di costituzionalità sul “legittimo impedimento”, io ti garantisco sul disegno di legge Valentino e sul fatto che sarà presentato al più presto un nuovo “lodo Alfano” con procedura costituzionale. Umilmente osservo: se il legittimo impedimento presenta profili di incostituzionalità, come è evidente, è meglio non dare un segnale che la logica dello scambio politico valga a cancellarli prevalendo sulla Costituzione. Occorrono atti che siano punto di riferimento per una rivolta della coscienza democratica contro il degrado anticostituzionale, non atti che allargano sfiducia e alienazione di massa nei confronti delle istituzioni e della politica. E poi, nel merito, chi assicura che il disegno di legge cosiddetto antipentiti, per ora non ritirato, non torni in discussione quando servirà nel processo Dell’Utri? E siamo sicuri che un lodo Alfano approvato per via costituzionale sia una degna soluzione? E che ne sarà dell’infausto cosiddetto “processo breve”? E che accadrà della controriforma dell’ordinamento giudiziario, teso soprattutto a sottomettere il pubblico ministero al governo e ad abbattere il principio costituzionale dell’obbligatorietà dell’azione penale? Conviene, per quanto riguarda la organica riforma della giustizia, affidarsi ai “pensieri lunghi” della riforma del codice penale e di procedura penale, alle depenalizzazioni, al superamento della tremenda tortura quotidiana della pessima condizione carceraria. Il resto rischia di essere sabotaggio quotidiano utile, alla fine, solo al populismo razzista del Cavaliere.

Fonte: Art. “Liberazione.it”